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La Pieve di Cascia tra eleganza e sacralità

Scritto da Sandro Fabrizi
 La Pieve di Cascia a Reggello (FI) si distingue dalle altre del Valdarno per la sua eleganza espressa in linee pulite e ben proporzionate.  Fu edificata da maestranze della Contessa Matilde di Canossa in soli venti anni fra il 1130 e il 1150. Si trova in una posizione strategica dove confluivano due importanti strade dell’epoca: la Cassia Vetus che da Fiesole portava ad Arezzo (parte dell’attuale strada dei Setteponti) e la Via del Vino che sfociava in Casentino.
Pievi romaniche del Valdarno in Toscana
La prima cosa che mi cattura l’attenzione scorgendola da lontano è il suo campanile che svetta imperioso per 32 metri di altezza.  In origine svolgeva la funzione di torre di avvistamento costruito ancor prima della pieve. Per gentile concessione del Pievano salgo fino in cima ed ammiro la bellezza di un panorama spettacolare che spazia nella vallata, sui tetti di Reggello fino alla foresta di Vallombrosa.
Le quattro campane risultano leggermente ammaccate da proiettili delle truppe inglesi che durante la Seconda Guerra Mondiale fronteggiavano gli spari di cecchini tedeschi in agguato sul tetto della pieve. Tali segni sono ancora visibili anche su una colonna del loggiato.

Il loggiato all’esterno della pieve di Cascia è un elemento abbastanza raro per una pieve romanica, aggiunto in epoca rinascimentale e costituito da colonne monolitiche, dona un tono più armonioso alla facciata e permette di scaricare meglio a terra il peso dell’intera struttura.

All’interno rimango affascinato dalla proporzione degli spazi ben suddivisi in tre navate di cui quella centrale doppia rispetto alle due laterali. Le navate sono delimitate da 6 colonne per lato (quindi 12 come il numero degli apostoli) interrotte da un pilastro frontale all’altare. La luce penetra all’nterno per mezzo di 24 monofore (24 come le ore del giorno) distribuite sopra le campate delle colonne e sulle pareti esterne.
La zona del presbiterio culmina con un abside semicircolare proiettato verso l’esterno in cui si trova un antico crocifisso del 1200’ scolpito su legno e conservato in una preziosa teca dorata. Sulla sinistra poi fa bella mostra di se un tabernacolo in pietra in stile rinascimentale con le tipiche forme della scuola del Brunelleschi.
Tra le altre opere all’interno della pieve di Cascia mi soffermo su l’affresco dell’Annunciazione datato intorno al 1420 ed attribuito a Mariotto di Cristofano nativo di San Giovanni Valdarno, cognato del Masaccio da cui l’illustre artista potrebbe aver appreso le prime tecniche di pittura poi sapientemente approfondite ed espresse in pieno nell’opera che ha dato più lustro alla pieve: il famoso Trittico di San GiovenaleTrittico del Masaccio  che da qualche anno è conservato nel museo situato sul retro della chiesa e la cui storia è davvero affascinante.
Se volete le indicazioni per arrivare alla pieve di Cascia ecco qui sotto la mappa.

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Sandro Fabrizi

Mi piace raccontare quella parte di Toscana in cui vivo da sempre: il Valdarno Superiore, se vi va lasciatevi ispirare.

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