Chiese e pievi Setteponti

Misteri e tesori di Santa Maria a Scò

Scritto da Sandro Fabrizi
 Nella strada dei Setteponti c’è una pieve che si fa riconoscere anche da lontano grazie al suo elegante ed inconfondibile campanile: è quella di Pian di Scò (Ar), ricca di sorprese anche all’ interno. Andiamo a scoprire tutti i misteri e tesori di Santa Maria a Scò.
La prima cosa che incuriosisce già dall’ingresso è la pendenza del pavimento, in salita verso l’altare con un dislivello di ben 70 centimetri, cosa abbastanza insolita ma densa di significato come del resto tutta la simbologia espressa nelle opere e soprattutto nei capitelli delle colonne.
Le sue origini millenarie la fanno risalire al 1008 anche se alcuni indizi portano ancora più indietro nel tempo.

La caratteristica principale di questa pieve del Valdarno è l’essenzialità ma non mancano le opere d’arte di rilievo. L’affresco forse più importante è la Madonna col Bambino di Paolo Schiavo, amico del Masaccio, che si trova a metà della navata sinistra e su cui è ancora ben visibile la data di esecuzione del 1453.

Sullo stesso lato in prossimità dell’ingresso un’altra opera del XV secolo, la Commiserazione di Cristo attribuita all’allievo del Perugino chiamato Luperto da Montevarchi; nella navata opposta sono collocati altri tesori come la Sacra Famiglia con San Giovannino del XIV e poco più avanti un magnifico organo perfettamente restaurato e funzionante che ancora riporta numero di matricola originale: 30 e l’anno 1877. Di fronte c’è una porzione di un’antica colonna che pare fosse inserita nella facciata e riesumata nell’ultimo restauro.

Nella zona dell’abside a destra è collocata una bellissima fonte battesimale in pietra serena con accanto un gesso policromo del Ghiberti del 1427 raffigurante la Madonna con Gesù Bambino mentre nel lato destro c’è un tabernacolo del XV secolo, ma l’opera più recente si trova nel frontale dell’altare: un trittico in cemento fuso del 2009 di Mauro Capitani eseguito in occasione del millenario della chiesa.

I capitelli delle colonne riportano una spiccata simbologia, fondamentale per quel periodo visto che l’istruzione era alla portata di pochi; quello che merita maggior attenzione è il primo sulla sinistra in cui tra le altre cose sono raffigurati i vari ceti sociali che hanno contribuito alla costruzione della chiesa.

Dopo tutti questi tesori mi fermo ad osservare la terza colonna di sinistra che vedo ricoperta di un alone scuro e viscoso al tatto, ma la cosa più strana è che questa specie di macchia d’umidità non parte da terra come sarebbe logico pensare ma da circa un metro più su, proprio da non credere!
Questa colonna rappresenta un barometro infallibile per gli abitanti del paese, infatti quando fa brutto tempo l’alone diventa più scuro con riflessi sul blu mentre quando il tempo va al bello la macchia quasi scompare….un vero mistero!

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Sandro Fabrizi

Mi piace raccontare quella parte di Toscana in cui vivo da sempre: il Valdarno Superiore, se vi va lasciatevi ispirare.

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