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Alla scoperta di Poggio di Loro fra ceppi accesi e case in pietra

Scritto da Sandro Fabrizi
Nonostante il tempo grigio tipicamente autunnale, domenica 4 Novembre ho visitato il piccolo borgo medioevale di Poggio di Loro (Ar), in occasione della tradizionale Festa dei Cento Ceppi; generalmente la stagione migliore per apprezzare al meglio questa frazione montana di Loro Ciuffenna (Ar) è l’estate, ma vederla completamente avvolta nella nebbia ed illuminata dalla luce dei suoi tronchi di castagno infuocati è stata un’esperienza unica.
L’ingresso al borgo è segnato dall’unica porta ancora esistente del vecchio castello che ne prevedeva due: questa chiamata Porta di Sopra in direzione di Rocca Ricciarda, mente dalla parte opposta c’era la Porta di Sotto che guardava San Clemente in valle.
In origine sembra che ci fosse anche un ponte levatoio che consentiva di passare al di sopra del fossato tutt’intorno e accedere all’interno dove si trova ancora l’antica chiesetta del XII secolo dedicata a Santa Maria Assunta, tutta in pietra come una classica pieve romanica.

Qui ti viene spontanea la voglia di curiosare tra gli stretti vicoli ancora lastricati dove si affacciano tipiche casette in pietra con finestre in legno, mentre le terrazze ed i balconi abbondano di ornamenti floreali  nonostante la stagione non proprio favorevole.

La luce dei ceppi accesi ed il loro calore rendono la visita ancora più gradevole mentre anche i bambini si divertono a scorrazzare tra un falò e l’altro mentre fra le tante casette scopro anche un’antico seccatoio per le castagne ancora fumante e quindi in piena attività.

Non poteva mancare il punto di ristoro con caldarroste accompagnate da un buon vin brulè oltre a dell’ottima polenta di castagne girata in diretta sotto gli occhi di tutti e tagliata con il filo, come si faceva una volta.

Mentre incalzava il buio della sera ed i ceppi diffondevano sempre di più la loro luce, era ormai arrivata l’ora di ripartire non prima però di vedere l’ultima sorpresa: i tanti casolari illuminati sparsi nella montagna, che sembravano disegnare un enorme presepe.

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Sandro Fabrizi

Mi piace raccontare quella parte di Toscana in cui vivo da sempre: il Valdarno Superiore, se vi va lasciatevi ispirare.

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