La valle dell'Arno Luoghi da vedere

Le rovine del mulino di Bruscheto

Scritto da Sandro Fabrizi

Forse vi sarà capitato anche a voi di percorrere in treno il tratto che collega Firenze al Valdarno e nei pressi di Incisa posare lo sguardo su di un casolare abbandonato  che si vede sbucare dal letto dell’Arno: è tutto quello che resta dell’antico mulino di Bruscheto le cui origini risalgono al medioevo quando tutta la zona era ricca di mulini che sfruttavano la corrente del fiume; la prima menzione risale al 3 Marzo 1254 in un documento depositato presso il monastero di Montescalari in cui si tratta un pezzo di terra “…al Canniccio, presso il mulino di Bruscheto”.

Ma come si fa oggi per vederlo da vicino?
Dal casello autostradale Incisa-Firenze si gira a destra e dopo circa 400 metri c’è una deviazione ancora sulla destra, la strada scende progressivamente fino ad arrivare ad un piccolo ponte per poi ultimare il tragitto a piedi; nella bella stagione il percorso è particolarmente invitante, dentro una gola naturale che ricorda molto l’Oasi di Bandella anche se qui il fiume non è navigabile.

Arrivati a destinazione colpisce subito l’imponenza della struttura messa lì sulla riva dell’Arno come una piccola fortezza, pochi metri più a valle c’è una grossa pescaia che favorisce il flusso della corrente, elemento fondamentale per l’allora suo buon funzionamento.

L’ex mulino di Bruscheto, localizzato nel comune di Reggello, è stato perfettamente funzionante ed abitato fino all’alluvione del 1966 quando fu gravemente compromesso, ciò nonostante ha continuato ad essere agibile fino alla morte del suo mugnaio vittima di un incidente all’interno della struttura agli inizi degli anni settanta .

Lo stato attuale di abbandono doveva essere interrotto da un vecchio progetto della Regione Toscana di cui si era interessato anche l’allora presidente Matteo Renzi e che prevedeva la costruzione di una centrale idrica per lo sfruttamento della sua pescaia e la conseguente ristrutturazione del mulino. Il mio augurio è che si passi all’azione prima possibile anche per salvaguardare l’intera zona poco conosciuta ma  di rilevante valore storico e su cui spicca un’altro elemento di interesse quale è il ponte di Annibale.

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Sandro Fabrizi

Mi piace raccontare quella parte di Toscana in cui vivo da sempre: il Valdarno Superiore, se vi va lasciatevi ispirare.

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